mercoledì 6 marzo 2019

Il coraggio di cambiare

Sono ormai mesi che mi vedo alle prese con problemi di salute. Ma forse dovrei dire anni. Questa realtà mi crea problemi a più livelli. Da un lato, ovviamente, fisici, pratici, legati a problemi lavorativi, economici, al fatto che restano indietro lavori e impegni. Che già di per sé non è poca cosa.
Dall'altro questo essere sempre un po' malata mi confronta con domande e anche sensi di colpa. Le domande più frequenti sono: che cosa mi sta comunicando il mio corpo? Sto vivendo in un modo che non mi crea benessere? Sono in ascolto dei miei bisogni? Di me stessa in generale? Cos'è che mi fa ammalare?
Ed ecco che appaiono i sensi di colpa. E anche il senso di impotenza. Perché forse è vero che dovrei cambiare delle cose, ma non è sempre è facile o possibile cambiare così radicalmente. O meglio, ci sono delle parti di me che vorrebbero un altro tipo di vita, è vero. Ma ci sono anche parti che non sarebbero disposte a correre dei rischi, anche a livello esistenziale... dunque mi ritrovo un po' incastrata in mezzo a queste parti di me. Proprio io, che dovrei essere in grado si brogliare questa matassa, visto che lo faccio per lavoro... aiutare gli altri a sbrogliare le loro matasse. Perché invece resto ingarbugliata nella mia?
La mia testa continua a darmi suggerimenti. Uno dei più costanti è la famosa preghiera della serenità: “Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per distinguere le une dalle altre.” E la mia testa mette l’accento sull’accettare le cose che non posso cambiare. Evidentemente però il mio corpo la mensa in modo diverso… non si accontenta di queste massime, ha bisogno di altro. Mi chiedo quando troverò il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare…



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domenica 2 dicembre 2018

Opulenza stomachevole


Ieri, sabato, dopo molte settimane in cui non andavo a fare acquisti, sono andata in un supermercato qui da noi in Ticino. Subito appena entrati c’erano montagne, letteralmente, a forma di piramidi, composte da cioccolatini, dolciumi vari, giochi, di tutto e di più. I frigoriferi a vasca pieni di cosce appartenute a maiali o agnelli, non lo so perché guardarle mi faceva ribrezzo. L’impatto è stato terribile per me. Tutto quell’eccesso, quell’abbondanza esagerata, quell’opulenza ostentata del superfluo… mi ha letteralmente disgustata. Non riuscivo nemmeno a stare nella vicinanza di tutto quello sberluccichio. Non ho potuto fare a meno di pensare a quanto siamo diventati superficiali, a quanto siamo sommersi da merce, in modo davvero eccessivo. Non sono un asceta, una purista, una bigotta. Ma ho l’impressione che stiamo perdendo il senso della misura, del pudore, della modestia sana. Stiamo perdendo di vista il senso della vita, di ciò che è necessario e di ciò che è spreco e nient’altro… Quando prenderemo coscienza di tutto ciò? Quando riusciremo a invertire la rotta?


venerdì 30 novembre 2018

Le case del cuore e dell'anima

Amo profondamente la casa in cui vivo. È la MIA casa. È piccola, troppo piccola. È costantemente in disordine perché non c'è lo spazio necessario per riporre le cose che, nonostante le mie intenzioni, si accumulano. Era già piccola per me da sola, da quando siamo in due, in quattro, in sei addirittura con i cani e i gatti, proprio non ci stiamo quasi. Tutti che mi dicono di vendere e comprarne una più grande... Non ce la faccio. Non posso. Sono visceralmente attaccata a questa piccola casa.
È la mia casa. L'ho acquista con i miei (pochi) soldi dopo il divorzio. È una casa che è venuta a cercarmi. È lei che ha scelto e voluto me. È la mia casa dell'anima. O la casa della mia anima. Ma non posso lasciarla. Non riesco ad immaginarmi senza di lei. Se avessi tanti soldi potrei anche acquistarne un'altra e viverci ogni tanto, nell'altra. Ma dovrei tornare qui, e questa casa dovrebbe comunque essere la mia casa.
Ci vivo da quasi 12 anni. E nessun'altra casa l'ho mai sentita così mia come questa. Qui ho vissuto momenti meravigliosi, di felicità intensa e profonda. E ho vissuto anche momenti di dolore, di avvilimento, di grande tristezza e delusione. Questa casa è stata testimone delle mie grandi trasformazioni, e dei miei cambiamenti e, più recentemente, della mia sofferenza e delle mie paure. In questa casa sono cresciuta, sono diventata un'altra, ho trovato me stessa. Come potrei lasciarla?
Ma c'è un luogo, una valle, in cui mi piacerebbe vivere. Se potessi ci trasporterei la mia casa. Questa casa tagliata e trasferita in quella valle. È un luogo da cui da sempre mi sento attratta. Energeticamente attratta. Quando osservo le alte montagne che la costeggiano, quando attraverso gli antichi borghi che la popolano, quando ammiro i boschi, i prati, i pascoli che la colorano... mi sento stregata, incantata, faccio fatica a riprendere la via di casa. Mi immagino vivere in quei luoghi, passeggiare con i cani, fare acquisti dai tanti contadini che vendono i loro prodotti, fotografare quella natura meravigliosa, scoprire angoli incontaminati e andare alla ricerca dei tanti ruscelli e delle cascate che la rinfrescano. È la Valle di Blenio, la Valle del Sole. 






martedì 6 novembre 2018

Un esercizio



Ottobre è un mese che amo molto. Di solito inizia fare fresco, ma non è ancora freddo... la sera accendo il camino e le candele. Ascolto la musica... è un iniziare a fare la tana per l'inverno... a creare le atmosfere che adoro, di raccoglimento e rilassamento.
Ma è anche il mese in cui amo camminare nei boschi, osservare ancora più del solito il mutare della Natura. Gli alberi che si colorano, i tramonti grandiosi, la luce che ha la capacità di trasformare tutto in oro come Re Mida, le acque scure dei laghi in cui si riflettono tutti questi colori... Tutte condizioni ideali per cimentarmi con la mia macchina fotografica.
Quest'anno ottobre l'ho trascorso prevalentemente a letto. Ho dovuto annullare i viaggi previsti, interrompere la mia attività di counselor e rinunciare a piccoli viaggi che mi sarebbe piaciuto fare. Come andare per esempio a Masino e alla fiera del camper a Berna. O andare da mio padre in Liguria...
È propri questo rinunciare che mi costa così tanta fatica... è sempre stato così. Se mi metto in testa qualcosa, se voglio qualcosa, metto in atto tutto quanto è nelle mie possibilità per averla, quella cosa. Adesso non è possibile. Adesso sto imparando a dirmi "va bene lo stesso", non è la fine del mondo. Se non è adesso, forse sarà in futuro... e se non sarà, va bene lo stesso... nulla è indispensabile in questa vita...
Questa è la lezione importante, imparare a lasciare andare, anche i miei desideri, anche ciò che ho programmato, voluto ad ogni costo... staccarmi dai miei progetti...
Mi fa bene realizzare tutto questo, dare un senso... imparare tutto questo, sento che mi rende forte e mi dà un senso di potere anche, e allo stesso tempo, tanta serenità...

martedì 30 ottobre 2018

Nel bel mezzo dell'inverno ...

Mia cara,
nel bel mezzo dell’odio
ho scoperto che vi era in me
un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime
ho scoperto che vi era in me
un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos
ho scoperto che vi era in me
un’ invincibile tranquillità.
Ho compreso, infine,
che nel bel mezzo dell’inverno,
ho scoperto che vi era in me
un’invincibile estate.
E che ciò mi rende felice.
Perché afferma che non importa
quanto duramente il mondo
vada contro di me,
in me c’è qualcosa di più forte,
qualcosa di migliore
che mi spinge subito indietro.
(Albert Camus)

giovedì 25 ottobre 2018

Storia di una tiroide e di un nodulo che non ci sono più



A febbraio avevo detto che avrei scritto del mio percorso per capire cosa mi stava dicendo la mia tiroide. Non l'ho più fatto... non ci sono riuscita. Non so bene perché. Ma ottobre è arrivato. La tiroide non ce l'ho più. In cambio ho una diagnosi di carcinoma follicolare. Per fortuna asportato.
Nonostante le previsioni favorevoli, l'esito della citologia è stato chiaro. Ma non me l'aspettavo... Così ho trascorso praticamente tutto il mese di ottobre, che adoro, tra letto d'ospedale e letto di casa. Perché l'asportazione è avvenuta in due volte. Nel corso del primo intervento hanno tolto il nodulo e parte della tiroide. Se fosse stato benigno il nodulo, l'altra parte della ghiandola sarebbe rimasta intatta e sicuramente avrebbe ripreso a funzionare bene. Invece così non è stato e ho dovuto essere operata una seconda volta a 13 giorni di distanza dalla prima.
Durante l'operazione il nervo vago e il nervo ricorrente hanno subito un lieve danno, per fortuna nulla di grave e adesso ho la voce da trans o da operatrice di telefono erotico, come mi dicono... ; ))); non posso urlare, chiamare i cani, arrabbiarmi con il mio compagno... ha il suoi vantaggi insomma.
Piano piano emergono anche delle emozioni, non tanto legate alla preoccupazione, ma alle mie domande. Perché, cosa significa, cosa ne faccio. L'unica cosa che mi sento di dire è che forse ho capito di dover sostituire i sensi di colpa con il senso dell'accettazione. Non sentirmi più in colpa per delle scelte che ho fatto, ma accettare di non essere stata scelta e amata... o amata male.  Non dagli uomini della mia vita, sia ben chiaro... non è questo l'amore malato che fa ammalare. Bensì quello più importante, quello materno... il primo. Quello che determina tutto... per tanto tempo. Quello che mette le basi... che crea i legami. Ecco lasciare andare quel legame... proprio lasciarlo andare... come scelta dell'una e dell'altra e accettare che sia così...
Anche la tiroide, quando c'è, determina quasi tutto... tante funzioni. Ed è così importante per il benessere... E lascio andare anche lei... perché portava in sé il male e dunque è meglio senza. Troverò il modo di farne a meno e ricomincio da qui.

venerdì 16 febbraio 2018

Storia di una tiroide e di un nodulo, o del 5° chakra

A ottobre dovrò sottopormi a un intervento per asportare gran parte della tiroide. Non mi piace questa cosa. Non ho voglia di farmi togliere la mia tiroide che funziona bene, soltanto perché un noiosissimo nodulo l’ha invasa. E non mi va nemmeno di togliere il nodulo senza prima aver capito cosa è venuto a fare, cosa voleva dirmi. Io a dire il vero non gliel’ho mai chiesto.

La tiroide è un organo importante. Gli ormoni che produce regolano molte cose all’interno del nostro organismo. E questo ormoni dovrò poi prenderli sotto forma di pastiglie. Tutti i giorni.

La tiroide è situata in corrispondenza del quinto chakra. Il chakra della gola, della parola, della deglutizione, delle spalle, della parte superiore delle braccia…
Ho provato a immaginare se il messaggio del nodulo avesse a che fare con questo chakra. O come, ha a che fare con questo chakra. Ho pensato che un nodulo alla tiroide è come “un nodo in gola…”, forse sono lacrime non piante, o parole non dette, o qualcosa che è rimasta li e non sono riuscita mandarla giù…. Chissà….

Ad ogni modo ho deciso di scrivere delle cose di me. E ho pensato di scriverle qui. Di dire delle cose, di metterle nero su bianco. Non so se servirà alla mia tiroide, al mio nodulo, al mio nodo… a me… io ci provo.

Mi capita di dire che ho avuto un’infanzia difficile. Ma non lo penso veramente. Ho avuto oggettivamente un’infanzia difficile. Ma dentro di me vive una bambina felice. Una bambina contenta di quello che vedeva. Di ciò che la circondava. Credo di essermi nutrita sin da piccolissima di immagini. Il mio sguardo usciva dalle mura di casa e li fuori trovava cose che mi facevano stare bene.  Anche persone. Dentro le mura di casa credo di aver subito maltrattamenti già da molto piccola. A parte quando ero dai miei nonni. Lì, ho ricordi belli. Non volevo stare con i miei genitori. Preferivo i nonni. Non ho ricordi dei miei primi anni di vita ovviamente. E anche dopo ho delle immagini che affiorano, delle situazioni, dei momenti. Forse i primi veri ricordi iniziano da quando avevo circa 5 anni. Non so nemmeno perché ogni tanto stavo dai nonni, so che già da molto piccola stavo da loro. E crescendo lo preferivo perché ero coccolata, non mi picchiavano, mi volevano bene. Ricordo che dormivo nel lettone. Abbracciata alla mia nonna. Se mi fermo a ricordare, mi sembra di sentire ancora la sua pelle sotto le mie piccole mani di bambina. La ricordo con una camicia da notte di cotone bianca. Forse era estate, ma ho ricordi di quelle sere anche in inverno. Lei si coricava su un fianco e io l’abbracciavo e stavo stretta stretta alla sua schiena. Era morbida la mia nonna.

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Mi comprava le bambole. A lei piacevano molto. Ne avevo tante, di ogni tipo. Una me la ricordo particolarmente. Si chiamava Teresa. Aveva i capelli rossi. A volte me le cuciva lei, le bambole di pezza. Quando sono andata via di casa, dalla casa dei miei genitori, avevo 17 anni, mia madre le ha buttate via tutte le mie bambole. O le ha regalate. Quando me ne sono resa conto, stentavo a crederci. Non riuscivo a capacitarmi. Le aveva eliminate senza nemmeno chiedermelo. È stato un dolore grande. Quelle bambole erano la mia infanzia, erano la mia storia prima di arrivare dai miei genitori, erano i miei anni più felici. E non c’erano più. Come aveva potuto fare una cosa simile? Ma mia madre era capace di fare quello e altro.
(Segue)